“Cosa fai nella vita?"

"Getto sassi nello stagno"

"Insomma fai buchi nell'acqua?"

"Certo, ma anche tante piccole onde…”

( Friedrick Nietzsche)

Diventare ciò che si è...

“Come hai iniziato?”

Sono trascorsi circa 40 anni da quando collocavo i neonati sulla copertina arancione… Ho cominciato da li, ma l’ho inteso molti anni dopo. I conigli si allevavano per uno scopo ben preciso. Io li trovavo molto belli, tutti colorati, con quelle orecchie lunghissime. Erano conigli che oggi chiamiamo “XL”. Erano conigli che si mangiavano. Quando li uccidevano io strillavo e filavo in camera. L’uccisione di un inerme è la cosa più brutta che si possa vedere. Tanti indifesi, che talvolta non morivano subito. Gridavano. Non comprendevo fino in fondo, vedevo solo che stavano male, che morivano, che venivano “picchiati” con un pugno. Non era giusto.  In certe circostanze le coniglie abbandonavano i neonati, non li accudivano, alcuni erano malati, ne ricordo uno senza una zampina... I neonati non curati dalle madri, venivano gettati, alcuni ancora vivi, in quel bidone blu, che ancora rievoco; pensavo che non dovessero stare la dentro, non era equanime, avevano freddo, dunque andavo a prenderli, erano bellissimi, tutti rosa, delicati, piccolissimi. Correvo di sopra, in camera, prendevo la copertina arancione di lana, quella che mia nonna aveva realizzato per le bambole, la mettevo sotto al termosifone e sopra vi adagiavo i neonati. Prendevo del latte, intingevo una sorta di garzina e provavo a farli bere…ricordo un piccolo che aveva succhiato con tutta la sua forza la garzina imbevuta di latte e io ero contenta, perché pensavo di averlo salvato…così come speravo, nella mia testa di bambina, di salvare tutti gli altri, di scaldarli da quel gelo che non mi piaceva. Le loro morti, allora, non le capivo. Ricordo un coniglio bianco e nero, il più mingherlino, smilzo…lui era il “mio”, mi avevano concesso di tenerlo, poiché non andava bene per farci il pasto, era malato. Lo avevo chiamato Piccolo e cercavo di accudirlo, mettendolo nella carrozzina delle bambole…per me era giusto cosi.

Aika è stata la mia prima coniglia, correva l’anno 1995. Non sapevo nulla di conigli. Non mi sono mai perdonata la sua morte, avvenuta per colpa mia, per non essermi accorta che stava male. Per molti anni, da quel giorno, non ho più avuto il coraggio di sfiorare un coniglio o di avere conigli con me. Ho sempre pensato che non valessi nulla con gli animali, che li avrei fatti solo morire, che non sarei stata mai in grado di accuparmi di loro. Poi, in una giornata di marzo, è arrivata la Gelsomina, una coniglia…da quel giorno ha preso piano piano forma  una storia nuova fatta di catorci, Silvilaghi, Conigli selvatici, Lepri, Nutrie, Scoiattoli, Ghiri, Moscardini, Ratti, Topi, Arvicole e altri piccoli roditori. La Gelsomina è stata solo l’inizio di qualcosa che avrebbe cambiato totalmente la mia esistenza e il modo di concepire la vita, la morte, l’amore.

E così.....

...da circa 11 anni aiuto, oltre ai conigli catorci e anziani, piccoli roditori e lagomorfi che giungono dalla strada, poiché orfani, in grave pericolo di vita, o vittime di incidenti di qualsivoglia natura, anzitutto stradali. 

Tana Gelsomina è casa mia. Arrivano, nel periodo delle nascite, parecchi neonati, decine al mese, anche di pochi grammi, che necessitano di essere allattati e accuditi. Gli animali di cui mi occupo sono considerati infestanti e non hanno alcuna tutela. Per me il concetto di “infestante” non esiste. Per me esistono vite, individui che meritano considerazione e amore, oltre alle cure, allorché sia possibile. Quando ciò non è fattibile, le creature che approdano qui, hanno tutto ciò di cui abbisognano per lasciare il corpo con dignità e amorevolezza. Il tipo di “lavoro” che svolgo richiede studio continuo, notevole impegno, competenze acquisite negli anni, talvolta con sacrificio e soprattutto attraverso un amore infinito nei confronti di creature che bisogna prima di tutto saper ascoltare, poi capire. Esseri viventi che decretano cosa vogliono e vanno assecondati, qualsiasi possa essere la loro decisione.